Non ho voglia di niente: perché hanno bisogno della tua fame
Forse non è depressione. Forse hai smesso di desiderare.
Guardi le vetrine e non senti niente. Ti mostrano vite migliori e non ti viene voglia di imitarle. Le offerte lampeggiano e non clicchi. Non è dolore. È assenza di attrito. Ed è la cosa meno gestibile che tu possa diventare.
Tutto intorno a te è costruito per attivare una mancanza. Qualcosa che non hai. Qualcosa che dovresti diventare. Qualcosa che verrà dopo.
Ma il dopo non arriva. O arriva già bruciato.
Il patto generazionale che non tiene più
Le generazioni prima di te avevano un accordo implicito. Sacrificati ora, raccoglierai poi. Lavora adesso, goditi la pensione domani. Rinuncia oggi, costruisci il futuro.
Quel patto teneva acceso il motore. La fame aveva senso perché esisteva un banchetto a fine corsa.
Tu quel banchetto lo hai cercato. Hai guardato i numeri. Hai visto il costo di una casa, il rendimento di una carriera, la probabilità reale di arrivare dove ti dicevano. Hai fatto i conti. Non tornano.
Il premio non ripaga il prezzo. La fame si è spenta.
Non per ribellione. Per matematica.
La neutralità emotiva non vende
Ti chiamano apatica. Svogliata. Demotivata. Depressa.
Ma "non voglio niente" non è una malattia. Non si cura con una pillola. Non si risolve con un coach. Non si riaccende con un podcast motivazionale.
La rabbia vende cause, nemici, appartenenze. La tristezza vende conforto, terapia, intrattenimento. La paura vende sicurezza, protezione, assicurazioni.
La neutralità non vende niente.
A chi alza le spalle non vendi niente. Chi non reagisce agli stimoli non si muove nella direzione che vuoi. Chi ha smesso di desiderare non alimenta nessuna macchina.
Cosa resta quando smetti di volere quello che ti propongono
Non hai organizzato nessuna resistenza. Non hai firmato petizioni. Non hai alzato cartelli.
Hai semplicemente smesso di reagire.
Ti mostrano il successo e non ti accelera il cuore. Ti mostrano il fallimento e non ti spaventa abbastanza da farti correre. Ti mostrano il futuro e non ci credi. Ti mostrano il presente e non ti basta. Non abbastanza da smuoverti.
Sei diventata impermeabile.
Sei un'interruzione di flusso in un sistema che vive solo se lo alimenti.
Il corpo sa cose che la mente non ammette ancora.
Il tuo corpo ha visto i grafici. Ha registrato le notizie. Ha assorbito anni di promesse non mantenute, di traguardi che si spostano, di futuri che peggiorano invece di migliorare.
Ha fatto un calcolo che tu non hai autorizzato. Ha deciso che investire energia in questo gioco non conviene. Si è messo in stand by.
Non è pigrizia. È efficienza. Il corpo che rifiuta di sprecare risorse per un ritorno che non arriverà.
Ti svegli stanca non perché hai fatto troppo, ma perché il corpo sa che quello che farai non porterà da nessuna parte. È una stanchezza preventiva. Un'economia del gesto.
Il menu che non ordini: desideri indotti e vita preconfezionata
Le generazioni precedenti volevano. Case, carriere, famiglie, riconoscimento, status. Potevi criticare cosa desideravano, ma il desiderio c'era. Il meccanismo girava.
Tu guardi lo stesso menu e non ordini.
Non perché non hai fame. Ma perché quel menu non ti interessa. I piatti sono gli stessi da cinquant'anni. I prezzi sono triplicati. Le porzioni si sono dimezzate. Il cameriere ti guarda male se chiedi modifiche.
Non sei tu che hai perso l'appetito. È il ristorante che serve roba scaduta a prezzi da stellato.
Il vuoto dopo la mancanza di motivazione
C'è una differenza enorme tra non volere niente e non volere quello che ti propongono.
Ti hanno convinta che la tua mancanza di desiderio è una patologia da curare. Che devi "ritrovare la motivazione", "riconnetterti con i tuoi obiettivi", "riscoprire la passione".
Ma la motivazione verso cosa? Obiettivi decisi da chi? Passione per quale versione della vita?
La domanda non è perché non desideri. La domanda è perché dovresti desiderare quello che ti mettono davanti.
Quando smetti di volere quello che ti hanno insegnato a volere, resta un vuoto.
Fa paura. Perché non sai chi sei senza quella fame indotta. Non sai cosa fare senza quelle direzioni preimpostate. Non sai dove andare senza quelle destinazioni obbligate.
Ma in quel vuoto c'è anche qualcos'altro. C'è la possibilità di sentire cosa vuoi davvero. Non quello che ti hanno detto di volere. Non quello che tutti intorno a te inseguono.
Il vuoto non è necessariamente disfunzione. A volte è lo spazio che si apre quando smetti di riempirlo con roba che non ti appartiene.
Motivazione verso cosa? La domanda che nessuno fa
La prossima volta che ti dicono che devi ritrovare la motivazione, chiedi: motivazione verso cosa?
Guarda come esitano. Guarda come non sanno rispondere senza nominarti qualcosa da comprare, raggiungere, diventare.
E in quel silenzio, la risposta sei già tu.